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L’Unione Europea non proroga la CBER, i traffici liner perdono l’ultimo elemento di “specialità”

La validità della CBER (acronimo di Consortia Block Exemption Regulation) non verrà prorogata e la misura sarà lasciata scadere il 25 aprile 2024. Questo quanto deciso dalla Commissione Europea al termine della procedura di revisione della normativa avviata ad agosto 2022.

La CBER (EU Consortia Block Exemption Regulation) è una regolamentazione europea che consente alle compagnie di navigazione, in determinate condizioni, di stipulare accordi di cooperazione per fornire servizi di trasporto di merci congiunti, noti anche come ‘consorzi’.

Durante il secolo scorso nell’ambito dei traffici liner sono sempre stati adottati accordi di cooperazione, più o meno stringenti, sotto le forme di pool, conference ed accordi consortili e, mentre le prime due forme di accordi sono state vietate più di trent’anni fa, gli accordi consortili sono sopravvissuti fino ad oggi anche grazie alla CBER.

La CBER costituisce in favore delle società armatoriali operanti nei traffici di linea un’esenzione dall’osservazione delle normative antitrust e concorrenziali previste dall’articolo 101 del TFUE, permettendo quindi accordi che garantiscano un miglior sfruttamento degli spazi sulle navi operate in traffici di linea.

La normativa prevede che in ogni caso gli accordi consortili (i) non possano avere ad oggetto la determinazione dei prezzi (ii) non possano coprire più del 30% del mercato rilevante (iii) il diritto di recedere dal consorzio con un preavviso di sei mesi.

La decisione della Commissione è arrivata al termine di un confronto con gli operatori del settore dal quale è emerso che, tenuto conto delle mutate condizioni della struttura competitiva del settore del trasporto marittimo, la CBER non rappresenta più lo strumento adatto a perseguire le finalità per cui era stata adottata.

Nella relazione conclusiva della Commissione si legge che, sulla base di uno studio avviato nel 2022, “si è passati da un settore frammentato, con numerosi vettori regionali e player lungo la supply chain, ad un settore più consolidato modellato da pochi player globali e integrati che durante il periodo di valutazione hanno cooperato nell’ambito di alleanze”.

Sulla base di quanto sopra, e anche dello scarso ambito di applicazione (solo 13 consorzi su 43 beneficiano delle esenzioni previste dalla CBER) e dell’esiguo beneficio economico a favore di operatori e consumatori, la Commissione non ha ritenuto giustificata la proroga della misura.

L’effetto pratico del mancato rinnovo della CBER non sarà quello di rendere illecita ogni forma di cooperazione tra i vettori marittimi di linea, bensì che gli accordi di cooperazione del settore liner rispettare la disciplina di cui all’Art. 101 del TFUE, coordinandosi in particolare con le linee guida in materia di accordi orizzontali e di esenzione per categoria.

La decisione, adottata dal Consiglio al termine di un confronto con gli operatori del settore, appare più come una presa di coscienza del modificato assetto del trasporto di linea piuttosto che un intervento “intrusivo” osteggiato dagli operatori.

Prescindendo dalla rilevanza pratica della decisione, si noti come la decisione di abolire la CBER abbia definitivamente eliminato quelle condizioni di specialità che hanno da sempre contraddistinto i traffici liner, prendendo atto del fatto che lo stesso mercato si è strutturato nel senso di essere caratterizzato dalla presenza di pochi ma sempre più importanti player.

Stefano Romano
stefano.romano@mordiglia.it

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