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Competenza arbitrale: contumacia del convenuto e clausola compromissoria

Con sentenza n. 17244 del 27 maggio 2022 la Corte di Cassazione civile ha chiarito la impossibilità di rilevare d’ufficio il difetto di giurisdizione in presenza di una clausola compromissoria per arbitrato estero.

La controversia riguardava due società (italiana e algerina) che avevano stipulato un contratto di compravendita avente ad oggetto un impianto di macinazione di grano duro; il contratto prevedeva il deferimento di controversie ad arbitrato a Parigi. Dopo la consegna dell’impianto, la società algerina aveva segnalato la presenza di guasti e quindi aveva escusso il performance bond emesso da una banca italiana nell’interesse del venditore. L’azienda italiana si era così rivolta al Tribunale di Modena, chiedendo l’accertamento del corretto funzionamento dell’impianto e la restituzione della somma versata dalla banca. Quest’ultima aveva eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano in forza della clausola compromissoria nel contratto di vendita e l’eccezione era stata accolta dal Tribunale di Modena. La decisione di primo grado veniva confermata dalla Corte di Appello. Il compratore algerino era rimasto contumace.

La Suprema Corte ricorda in primo luogo che il fondamento di qualsiasi arbitrato è da rinvenirsi nella libera scelta delle parti, che consente di derogare all’esercizio della giurisdizione da parte dei magistrati ordinari.
Secondo la Suprema Corte, quindi, le parti hanno il potere di optare per il giudizio arbitrale mediante una manifestazione di volontà, ma, sulla base del medesimo principio, possono rinunciare alla competenza arbitrale ed optare per una decisione da parte del giudice ordinario: ciò può avvenire non solo espressamente o mediante un accordo uguale e contrario a quello raggiunto con il compromesso, ma anche tacitamente, ovvero attraverso l’introduzione del giudizio in via ordinaria, al quale il convenuto non si opponga.
In questi casi il difetto di giurisdizione non è rilevabile d’ufficio, poiché, come si deduce dall’art. II.3 della Convenzione di New York del 1958, la dichiarazione d’incompetenza resta subordinata alla proposizione della relativa eccezione da parte del convenuto. Questa regola vale non solo quando il convenuto si costituisca senza sollevare l’eccezione, ma anche quando il convenuto sia rimasto contumace, come avvenuto in questo caso.

Luca Mordiglia

luca.mordiglia@mordiglia.it